Il mago della luce: nei suoi dipinti la gioia di vivere

È deceduto l’altro ieri, alla veneranda età di 104 anni, il pittore Fernando Gualtieri, notissimo a Rimini, sua città di adozione e in particolare a Viserba oltre che a Talamello dove si trova attualmente il museo con le sue opere personali, ma il suo nome è celebre anche a livello internazionale come esponente di una corrente iperrealista.

Fernando nasce il 1 dicembre 1919 a Longlaville in Francia, dove erano emigrati i genitori provenienti dalla cittadina della Valmarecchia, ma ancora giovane viene inviato a Viserba presso la sorella e la nonna. Subito si fa notare per particolari qualità: la capacità di disegnare in modo superbo e l’abilità nel giocare a calcio. E’ soprattutto quest’ultima dote che all’inizio lo fa assurgere ai maggiori livelli ma, proprio quando sta per affermarsi, l’entrata in guerra del nostro Paese lo costringe ad arruolarsi e viene inviato nella ex Jugoslavia. 

Sfruttando la naturale predisposizione per il disegno, ricopre la mansione di cartografo che gli risparmierà la morte in azione e di ciò serberà sempre il ricordo. Tornato in Italia viene ingaggiato dal Bologna e soprattutto dall’Anconetana, giocando nei campionati di serie A e serie B.

Tuttavia, nel duro periodo del secondo dopoguerra, al termine della carriera da calciatore si trova in difficoltà economiche e decide di trasferirsi a Parigi, vista la conoscenza della lingua. Dopo anni di vita da bohemien ma di studio dei capolavori di pittura nei grandi musei, Fernando, autodidatta, decide di diventare egli stesso pittore: dipinge quadri che mutuano dai grandi del passato il rigore della perfezione stilistica ma infonde anche una luce personale nelle proprie tele. 

Le prime opere in particolare hanno spesso motivazioni personali, come «Il gioco della morte», indiscutibilmente uno dei suoi capolavori, e colpiscono favorevolmente anche critici di oltralpe, pur in un periodo in cui dominava l’arte informale, tanto da farlo diventare un quotato pittore persino in Canada.

Il gioco della morte

Alla fine degli anni Cinquanta si sposa a Londra, dove erano esposti suoi dipinti, con Yvette, molto più giovane ma perdutamente innamorata e costituiscono una coppia di anime indissolubile basata, oltre che sull’amore, anche sull’arte in quanto la moglie è poetessa e spesso si ispira ai quadri e alle situazioni vissute con l’adorato marito. Comincia anche la serie di esposizioni che si terranno nel corso della sua vita in Francia e in Italia, con una puntata a Pechino, nonché l’assegnazione di numerosi premi.

Negli anni settanta c’è il ritorno definitivo di Fernando a Parigi con l’inaugurazione di una suagalleria personale ma l’estate lo vede frequentare i luoghi della sua infanzia. Il richiamo delle origini gli fa apprezzare sempre di più il nostro Paese e grazie all’interessamento di alcuni amici, tra cui mio padre Amedeo, è nominato cittadino onorario di Talamello. Viene qui elaborata la poetica dello “Splendore del Reale”, dove la luce assume una primaria importanza in quanto viene irradiata dal dipinto piuttosto che essere ricevuta, e le forme esatte rappresentate sono nature non più morte ma animate di vita.

Ho conosciuto Fernando e Yvette fin dalla più tenera infanzia: grandissimi amici della mia famiglia, ho trascorso con loro e con le figlie indimenticabili momenti felici da bambino, da adolescente, da adulto. Come mi è capitato di dire, la loro espressione sempre sorridente sembrava dicesse, anche quando tutto pareva difficile: non ti preoccupare, la vita è bella. Mi hanno insegnato a gustarne con passione, entusiasmo e ottimismo ogni attimo: essi stessi insieme erano la gioia di vivere, una gioia contagiosa che, scaturita dall’amore reciproco, hanno saputo comunicare con l’arte: quella luce emanata dai quadri è essa stessa la luce della felicità.

In viaggio di nozze a Parigi con mia moglie Barbara, Yvette, Fernando e Nadia Gualtieri

Anche se l’età ormai faceva presagirne la fine, per me Fernando sembrava un immortale che resisteva a tutto vincendo con il sorriso. E quel sorriso ci mancherà.

Il Resto del Carlino, 13 gennaio 2024