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Un imprenditore di successo, dotato di un grande intuito, ebbe idee straordinarie in ambito librario che realizzò diventando un esponente di primo piano nel settore

Mi piace pensare che Rino Caimi (in verità Salvatore ma credo che nessuno lo abbia mai chiamato così) sia nato nell’edicola paterna, tra riviste e giornali e che il primo odore respirato sia stato quello della carta stampata, perché essa è stata in fondo l’anima della sua vita. Sono altresì convinto che il culmine di questo fascino lo abbia provato con i libri, apoteosi della carta stampata. Rino li adorava perché rappresentavano per lui una sorta di magazzino di duplice valore: culturale, perché contenevano la sapienza, materiale perché costituivano un oggetto vendibile e quindi profittevole: la dimostrazione concreta che, al contrario di quanto pensava un ministro ormai demodé, con la cultura si guadagna.

Rino percepiva, come e più di tanti altri riminesi, che stava vivendo un’epoca straordinaria, quella della rinascita della città dopo la distruzione della guerra, quella nuova età dell’oro per cui si aveva una fiducia illimitata nel progresso, insomma quella Rimini felix sulla quale anche ora tanta parte dei riminesi prospera. E perciò ne è diventato un protagonista. Rino amava il rischio, elemento fondamentale per il grande imprenditore, ma amava anche sognare: non era però astratto, anzi assolutamente concreto: buoni principi economici lo rendevano dotato di intuizioni vincenti e sagace nelle trattative: personalmente mi è capitato di assistere a qualcuna di esse e percepivo il tocco del fuoriclasse nel condurre la contrattazione anche con esperti avvocati o commercialisti o altri imprenditori.

Tommaso Caimi e la sua edicola nel dopoguerra

Nacque nella nostra città l’11 maggio 1939. La famiglia non era certo ricca: il padre Tommaso lavorava inizialmente in ferrovia ma poi negli anni Trenta decise di aprire in viale Vespucci un’edicola dove era possibile trovare anche libri. Rino, nel dopoguerra, aiutò il padre e, vedendo il sempre maggiore afflusso di turisti tedeschi, offrì in vendita anche giornali stranieri tra cui il richiestissimo «Bild Zeitung».

Agli affari però univa le proprie passioni tra cui inizialmente ci fu il ciclismo: entusiasta per il Giro d’Italia, chiudeva l’edicola in occasione del passaggio della competizione dalle nostre parti e arrivò ad organizzare gare dal bar Trieste fino a Sant’Agata. Era inoltre un avido lettore: il fratello Pasquale ricorda che, dormendo in camera con lui, doveva sopportare la luce che Rino teneva accesa la notte proprio per leggere.

Mostra del libro, 2 agosto 1969: da sinistra il ministro Luigi Preti, Rino Caimi e l’immancabile Umberto Bartolani (Fondo Minghini @ Biblioteca civica Gambalunga)

Era sempre in movimento, le idee scaturivano continuamente: era il momento in cui il mercato dei libri iniziava ad espandersi e allora comprese la prospettiva di un nuovo mercato e di nuovi guadagni: alla fine degli anni Cinquanta decise di aprire il magazzino da grossista in Via Clodia che divenne ben presto una tappa obbligata per mio padre che poteva così acquistare qualche libro al prezzo scontato per gli amici: io lo accompagnavo e giravo tra i bancali ammirato, come se fossi entrato nell’antro del tesoro. Attirato da libri e fumetti, mi affascinava in modo incommensurabile la loro quantità che vedevo immensa: per me erano oro e gioielli che traboccavano da ogni parte.

Premio all’Editore, Grand Hotel, 7 agosto 1971; da sinistra Federico Bigi, sen. Gino Zannini, ministro Luigi Preti, Rino Caimi (Fondo Minghini @ Biblioteca civica Gambalunga)

In quegli anni Rino, sposatosi con Mirella e divenuto padre di Maurizio e Massimo, assaporava il gusto delle prime vacanze viaggiando con la sua 1100 a Villagrande e poi a Castrocaro per il festival delle Voci Nuove: gli restò sempre anche la passione per Sanremo.

Prodigo di aiuti e di consigli verso i familiari, Rino indirizzò anche il fratello Pasquale verso nuove mete, in particolare il promettente campo dei testi scolastici: perciò, agli inizi degli anni Settanta, lo sostenne nell’apertura del negozio in via Mentana che, nuova brillante idea, non solo vendeva i libri nuovi ma anche quelle usati, comprati dagli scolari che avevano cessato di frequentare una certa classe o scuola e volevano liberarsene. La formula risultò vincente e la libreria di Pasquale Caimi divenne presto un imprescindibile punto di riferimento per tutti gli studenti all’inizio dell’anno scolastico.

Pasquale Caimi con la moglie Bianca nella storica libreria di Via Mentana vendono libri scolastici ad una folla di studenti negli anni Settanta

Ma la più grande intuizione, che sostanzialmente determinò il suo maggiore successo economico, fu creare il mercato dei cosiddetti Remainders agli inizi degli anni Settanta. Rino non era il primo che si affacciava su questo settore, ma certamente fu colui che gli diede una organizzazione e un successo non paragonabile ad altre iniziative precedenti o concorrenti. L’idea gli venne proprio in quanto grossista: trattando con gli editori osservava magazzini pieni di volumi invenduti che rappresentavano solo costi. D’altra parte vedeva che molti titoli erano di opere classiche, di facile richiamo e che quindi una politica aggressiva composta da un sapiente marketing e prezzi molto scontati poteva allargare il mercato di vendita.

Adottando quindi una logica “stocchista” cioè liquidatoria (non a caso una delle prime ditte fondate si chiamava “Stock libri”), offriva alle case editrici cifre modeste per singola unità ma rilevanti in termini totali, con il vantaggio che i depositi venivano svuotati: gli editori eliminavano costi e nello stesso tempo incassavano interessanti somme. D’altro canto Rino rivendeva gli stessi libri al 50% del prezzo di copertina: uno sconto così rilevante richiamava tantissimi clienti nuovi, attratti dalla possibilità di acquistare opere famose in modo molto conveniente. Addirittura fu creata una rete apposita di negozi la cui insegna “Gulliver” univa la notorietà del nome alla sapienza del suo autore, Jonathan Swift.

I primi editori che accettarono questa proposta innovativa furono Rizzoli con le giacenze della “vecchia” BUR e la Mondadori, ma poi molte altre case seguirono l’esempio permettendo a Rino di diventare fondamentalmente il numero uno nazionale in questo settore, punto di riferimento come “stocchista” per le loro opere invendute.

Non è questa la sede per seguire tutte le straordinarie avventure editoriali ed affaristiche di Rino Caimi che ebbe una vita molto movimentata, piena di successi e, come per tutti i geni, di qualche sregolatezza, un’esistenza purtroppo terminata il 10 settembre 2017.

I cinque fratelli Caimi: da sinistra Pasquale, Maria Grazia, Rino, Matilde e Alberto

Lo scopo di questa rubrica è ricordare le intuizioni di chi, partito dalla nostra realtà e con pochi mezzi, ha tentato imprese e iniziative al di fuori dell’ordinario lanciando il nome di Rimini in Italia o nel mondo: direi che, senza ombra di dubbio, Rino c’è pienamente riuscito.

Ariminum, giugno luglio 2025