Seleziona una pagina

Sono sempre più convinto che la cosiddetta “transizione energetica” da auspicabile tutela dell’ambiente stia diventando una formuletta per giustificare affari ed interessi. Già in passato ho posto alcune domande che, come prevedibile, non hanno mai ricevuto risposta.

Sappiamo tutti come la prosperità di Rimini, passata da un borgo di 35.000 abitanti a città di 150.000 nell’arco di cinquant’anni, sia dovuto principalmente al mare e al turismo che ne è derivato.

Eppure pende sulla testa dei riminesi e dei turisti, in attesa di essere concretizzato, un megaprogetto di 51 pale eoliche di circa 200 metri di altezza, pari a due volte il grattacielo, impianto che con orribile neolingua viene chiamato “parco” forse perché nel campo degli affari alberi e pali di acciaio sono la stessa cosa.

Non mi risulta che a Viareggio o a Jesolo, tanto per citare località concorrenti, vi siano pericoli simili all’orizzonte: perché questi giganti proprio davanti alla Riviera Adriatica? La “transizione energetica” non si può fare in un altro luogo che ha meno vocazione turistica? E il vento medio, non il massimo ipoteticamente raggiungibile un giorno all’anno, garantirà il flusso di energia che giustificherà queste impattanti installazioni (gli esperti parlano di scarsa resa e problemi di smaltimento)? Già sento un’organizzazione che mi accusa di essere nimby ma è solo uno slogan per non rispondere alla domande.

La spesa per l’impianto ipotizzato sarà di almeno un miliardo di euro e la società “veicolo” (di chi o di cosa?), ad una domanda avanzata su un quotidiano, ha risposto che ha a disposizione 28 milioni di euro. Ma i restanti 972 milioni chi li fornirà? Non sarà che si sfrutteranno i cosiddetti “incentivi” che in realtà poi sono costi addebitati ai cittadini? Tante associazioni ambientalistiche sono molto perplesse che questo sia il modo migliore per ottenere risparmi energetici e propongono altri metodi.

Ho sperato in una visione nella quale le bollette le famiglie diminuivano sensibilmente ma ne ho avuta solamente una dove la splendida linea dell’orizzonte era deturpata da 51 pale alte 200 metri.