Seleziona una pagina

Principe del foro e politico di prim’ordine, sindaco della città per un breve periodo e successivamente deputato per tre legislature dal 1963 al 1976

«… eri un ragazzo… non conoscevi ancora la guerra funesta né le assemblee dove gli uomini divengono eminenti… ». Con queste parole tratte dall’Iliade, Veniero Accreman inizia la sua autobiograia1 che giunge ino al 21 settembre 1944, il giorno della liberazione di Rimini.

Non ancora maggiorenne (era infatti nato il 28 novembre 1923) doveva progettare il proprio futuro: era uno spirito inquieto affascinato dal mondo classico e amava la giustizia sociale che volle riconoscere nella dottrina marxista.

Perciò, terminata la guerra partigiana nella zona di Borghi, senza indugio seguì ciò che secondo lui poteva conciliare le sue aspirazioni: lo studio del diritto e la politica, svolta in quella formazione che più ai suoi occhi incarnava gli ideali a cui si era rivolto, il Partito Comunista.

Le due passioni progredivano di pari passo: ad un crescente successo nelle aule dei tribunali corrispondeva una carriera politica di tutto rispetto, e ciò permise al riminese di essere sindaco della città per un breve periodo e successivamente deputato per tre legislature: principe del foro e politico di prim’ordine.

Veniero Accreman e Walter-Ceccaroni nel 1961

Mentre i Riminesi ricordano perfettamente la professione legale di Accreman e in particolare le sue capacità oratorie, la concreta attività politica con il tempo è passata quasi in secondo piano, quando invece aveva costituito per lui il campo della realizzazione di quelle idee che continuamente meditava.

Nelle tre legislature in cui fu deputato, dal 1963 al 1976, egli firmò disegni di legge per inasprire le pene per le violazioni delle norme sul lavoro di fanciulli e donne, per risarcire le vittime della circolazione dei veicoli, per abolire le norme del codice Rocco che limitavano la libertà di pensiero e di sciopero, per attribuire solo all’autorità giudiziaria il potere di eseguire intercettazioni telefoniche, per consentire l’interruzione volontaria della gravidanza.

Accreman inoltre partecipò attivamente al dibattito sulle leggi che istituivano il referendum e la costituzione dei consigli regionali. Varie furono le interrogazioni rivolte, tra cui una in favore dello spostamento delle carceri dal Castel Sismondo («La Rocca malatestiana avrà in passato visto gli amori di Paolo e di Francesca, ma attualmente è uno squallido edificio torrido d’estate e gelido d’inverno, privo di ogni comfort») e un’altra, particolarmente significativa, per sapere «quali siano le imprescindibili ragioni militari in base alle quali – con lettera inviata al presidente dell’Ente provinciale del turismo di Forlì – il ministro della difesa chiede che vengano ridotti i voli di aerei civili per Miramare di Rimini durante il periodo turistico estivo», chiaramente finalizzata ad evitare che il traffico civile fosse dirottato dall’aeroporto di Rimini a quello di Forlì.

Dal tenore dei suoi interventi si percepiva che il sottofondo era sempre l’amore per la propria città: le iniziative avevano come imprescindibile base il territorio romagnolo e le proposte erano spesso tese a favorire lo sviluppo di Rimini, che egli vedeva legato in primis al turismo.

Il documento che meglio rappresenta le idee del parlamentare riminese è il programma elettorale che egli consegnò a “Il Resto del Carlino” nel gennaio del 1974 sotto forma di questionario. Con lucidità Accreman individuava in due categorie le principali questioni da affrontare: «problemi di istituzioni e problemi dell’indirizzo economico di base della nostra economia, che è quello turistico».

Egli enucleava poi le quattro principali linee d’azione che intendeva seguire in relazione proprio agli organi pubblici che mancavano a Rimini: «L’istituzione a Rimini della Corte di Assise… l’istituzione in Romagna del Tribunale Amministrativo Regionale [che Accreman voleva a Forlì per compensare la perdita della competenza penale su Rimini]… in terzo luogo l’Università romagnola… ed infine la questione più grossa: la provincia di Rimini. Le resistenze, al centro, sono note; per quanto riguarda il mio partito credo di poter dire che gran parte di queste resistenze si sono andate sciogliendo e tra breve sarò in grado di presentare il relativo progetto di legge… ».

In ordine all’economia turistica, Accreman chiedeva che il Ministero del Turismo, dopo «l’istituzione delle Regioni cui era demandata larghissima parte delle responsabilità pubbliche del settore… si facesse promotore – nel concerto del Consiglio dei Ministri – di una programmazione rivolta a tutte le altre amministrazioni dello Stato». Inoltre era necessario che si venisse incontro ad alcune richieste di chi operava nel turismo e a questo fine aveva presentato «un progetto di legge per il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione a quei lavoratori del settore che rimanessero disoccupati non per loro colpa una volta che avessero maturato novanta giorni di lavoro stagionale turistico».

Era quindi evidente la capacità di Accreman di individuare i nodi irrisolti della sua città, ma la sua vicinanza a Giorgio Amendola, ala moderata di un partito all’opposizione, probabilmente non agevolò la sua attività. Vasto programma? Gran parte dei progetti infatti restò sulla carta, non essendo stato egli in grado di superare quelle resistenze che aveva già individuato: Bologna non voleva l’Università romagnola, Parma voleva la seconda sede del T.A.R. e Forlì non voleva la provincia di Rimini; ma è anche vero che molti dei suoi propositi furono realizzati successivamente.

Resta comunque ad onore dell’avvocato riminese l’importante approvazione di un suo disegno di legge: l’istituzione della Corte di Assise a Rimini. Il Tribunale era stato istituito a Rimini nel 1963, in particolare grazie a Mario Bonini: il nuovo organo avrebbe completato il quadro degli uffici giudiziari della città e nello stesso tempo per Accreman esso costituiva un tassello per giungere alla creazione della provincia di Rimini, obiettivo verso il quale egli era proiettato ma che era ostacolato da grandi forze all’interno dei due principali partiti politici.

Veniero Accreman e Vittorio Sgarbi (Archivio fotografico Biblioteca Gambalunga – Fondo Venanzio Raggi)

L’opera fu indefessa nel riuscire a trovare il necessario consenso: si concentrò quindi su di un testo molto breve ma chiaro, che non potesse dare adito a pretestuose contestazioni, soprattutto da parte di chi voleva tutelare una prerogativa localista del capoluogo della provincia. Il primo progetto fu presentato l’8 gennaio 1964 insieme all’altro deputato comunista riminese, Nicola Pagliarani, ed era basato su dati di fatto che mostravano come l’appena costituito Tribunale di Rimini avesse già una mole di processi rilevante (nel mese di dicembre del 1963 su 6 processi celebrati a Forlì, 5 erano relativi a fatti avvenuti a Rimini).

L’opposizione fu serrata e non si riuscì nemmeno a discutere il disegno di legge; Accreman lo ripresentò nella legislatura successiva due volte, il 15 dicembre 1971 e il 29 marzo 1973: il parere del governo era favorevole, come risulta da un telegramma spedito dal sottosegretario Stefano Servadei alla redazione di Rimini de “Il Resto del Carlino”. L’approvazione della Camera dei Deputati avvenne il 6 giugno 1974 e sembrava che entro l’estate del 1974 la legge fosse definitivamente promulgata; tuttavia nel Senato insorsero difficoltà e si raggiunse il traguardo solo il 12 dicembre 1975.

Con la chiusura anticipata della VI legislatura nel 1976 terminava anche l’esperienza parlamentare di Accreman, che poteva vantare di avere almeno conseguito un risultato importante per la sua città, per dedicarsi da allora completamente e con successo, all’attività forense. Come non attribuire all’esperienza dell’illustre Riminese la ciceroniana frase Cedant arma togae, concedat laurea linguae, le armi cedano il passo al diritto e la vittoria militare all’eloquenza?

Note

1) Veniero Accreman, Le pietre di Rimini, Rimini, Pietroneno Capitani Editore, 2003; successivamente sono state edite altre due opere: Veniero Accreman, La morale della storia, Rimini, GuaraldiLab, 2013, Veniero Accreman, La cultura e il diritto, Rimini, Guaraldi Editore, 2016.

Ariminum, gennaio febbraio 2017