Fedeltà: in questi giorni è stato trasmesso da Netflix il film «liberamente tratto» dall’omonino romanzo dello scrittore riminese di successo Marco Missiroli, premiato con il Sigismondo d’oro due anni fa. Sarebbe sbagliato però l’approccio mentale di comparare le due opere per vederne le simiglianze o le diversità (tante): innanzitutto perché sono due modi espressivi non confrontabili. Soprattutto però perché ognuna vuole rappresentare in modo differente, e quindi in forma peculiare, aspetti di quel fenomeno complesso, strano e ribelle che è l’amore, ma in una visuale del tutto soggettiva, come del resto è giusto che sia: l’attinenza può essere quindi solo un pretesto o uno spunto per condurre autonomamente le fila di una o più storie.

Il libro, un romanzo sull’amore più che di amore, è riconosciuto come una delle migliori produzioni di Missiroli, giunto finalista al Premio Strega e vincitore dello Strega Giovani; il film, peraltro molto ben diretto, recitato e sceneggiato, scorre veloce nonostante la sua lunghezza e crea magicamente azione e attesa in modo originale pur in una trama che superficialmente potrebbe apparire già percorsa tante volte.

Fedeltà: stessa radice di fede e fiducia con un’antica derivazione da legame, sostantivazione del verbo fidarsi. Eppure termine così indecifrabile e non facile da definirsi. Il merito di Missiroli, e di conseguenza del film – vero punto di contatto – è stato quello di far emergere la sua ambiguità e di porre un dilemma paradossale, insolubile: la fedeltà è relativa a noi stessi o agli altri? Dobbiamo imporre il nostro ego o rinunciare alla nostra coerenza di vita, con tutte le aspirazioni e i sogni, per vivere con l’altro?

Di fronte a questo enigma, ogni certezza si scioglie. La realtà diventa soggettiva, relativa, si confonde con l’apparenza. Una declinazione moderna del pirandelliano Così è se vi pare, ci propone la questione se l’apparenza è inganno, una forma di illusione, oppure è sostanza della vita. L’apparenza di ciò che è accaduto inizialmente tra Carlo e Sofia, un’apparenza volutamente non risolta, ha conseguenze innegabili sulla realtà dei rapporti tra Carlo e Margherita, la quale, sulla base della stessa apparenza, vive un concreto rapporto infedele, ponendoci però il dubbio se sia vera infedeltà oppure, al contrario, se esso sarebbe avvenuto indipendentemente da Carlo e Sofia.

Il film riesce a far percepire questo labile confine con le immagini, compito davvero non facile: per tutto il suo svolgimento lo spettatore è confuso; la incertezza dei comportamenti dei personaggi diventa insicurezza su ciò che si è sempre creduto sia la fedeltà. Il gioco tra realtà e apparenza è ben condotto proprio con uno strumento che spesso viene invece considerato come evidenza dei fatti: non è un filmato la prova principe in tanti processi? Eppure la pellicola ci inganna e ci svela continuamente: appena crediamo di avere una certezza ecco che il dubbio ci assale e ci coinvolge, ci tiene legati allo schermo perché vorremmo sapere la soluzione come fosse la scoperta dell’assassino in un libro giallo. Quel sentimento manicheo di dover trovare per forza tra Carlo e Margherita chi ha ragione e chi ha torto, ci crea un continuo conflitto interiore, una domanda che ha continue risposte, opposte alla precedente ogni volta. E così ogni volta ci si rende conto quanto la verità stessa sia personale e sia momentanea, perché dipende da chi la vede e dall’istante in cui la vediamo. E allora siamo così abbagliati dall’apparenza da non vedere la realtà oggettiva? I personaggi vivono paradossalmente in due universi, quindi diversi, che a volte s’incontrano e anche si intrecciano però non sono sovrapponibili. Ma non è così per ogni coppia?

E le domande non sono finite, ogni scena del film ne pone in continuazione. Chi è Carlo, ma soprattutto cosa pensa veramente Carlo della moglie e di Sofia? E Margherita? Ama davvero il marito se non si fida di lui? E’ giusto un tradimento di lei se l’ego di lui la soffoca e la costringe a rinunce? Sofia è ingenua nel suo affetto per Carlo o diabolica nel conquistarlo? Perchè Margherita sceglie proprio Andrea per un rapporto fisico? Non ci sono reali risposte dal film, tanto meno dal libro, perché queste devono essere date noi che leggiamo o guardiamo, spettatori e lettori coinvolti in questo dramma forse comune, forse paradigmatico di una liquidità nelle relazioni.

Ma c’è anche un altro aspetto che in qualche modo ci turba: la sempiterna questione del rapporto tra amore sentimentale e amore fisico. L’amore fisico è un tradimento («che parola sbagliata, tradimento» pensa Carlo) e quindi infedeltà, se compiuto solo per pura passione ma senza un vero sentimento alla base? Se l’amore come sentimento permane ma si ha un rapporto sessuale con un altro o con un’altra per un senso di rivalsa, è fedeltà o infedeltà? In sostanza si deve essere fedeli a se stessi o fedeli agli altri? O, con le parole di Carlo, rispetto a cosa si tradirebbe?