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Nel 1948 alla Camera dei Deputati il dramma di una città martoriata dai bombardamenti: “Onorevoli colleghi, abbiate un occhio per Rimini”

Giuseppe “Capitan” Giulietti, sindacalista e politico in varie riprese prima e dopo il fascismo, era noto per le sue capacità oratorie, il suo carisma nei confronti delle masse e l’abilità nelle trattative, ed era communis opinio che fosse persona astutissima, tanto che Giovanni Ansaldo scrisse: “Giulietti conosce e batte fino all’ultimo le vie del successo, tutte le vie del successo. Non ho forse conosciuto un altro uomo scaltro quanto è lui”1.

Egli era tuttavia apprezzato anche per la versatilità dell’ingegno e dell’interesse in vari campi. I suoi interventi furono assolutamente all’avanguardia anche in settori che non erano di sua propria competenza, come la proposta della ricostruzione di Rimini distrutta dai bombardamenti2, oppure il tentativo di una riforma della scuola3, riforma che dovette attendere molti anni prima di essere realizzata.

La sua città natale era stata distrutta per l’80-90% dai bombardamenti aeronavali degli alleati dal 1943 alla sua liberazione il 21 settembre 19444, e quindi dopo quattro anni si presentava ancora in gran parte devastata: era perciò necessario, secondo Giulietti, un organico piano di inserimento di Rimini nelle infrastrutture nazionali, che avesse come perno, ovviamente, il porto e comportasse una via di comunicazione ferroviaria che lo collegasse all’hinterland e poi al versante tirrenico.

In verità il progetto di Giulietti era molto ambizioso e partiva dalla considerazione che Rimini, tra Venezia ed Ancona, era un porto canale ma aveva il pregio di permettere una comunicazione diretta con il Tirreno attraverso la valle del fiume Marecchia: la presenza di un ramo ferroviario fino a metà valle, rendeva facilitato il compito di raggiungere l’alta valle tiberina attraverso un prolungamento di esso, e l’unico ostacolo era il superamento dei passi appenninici: pertanto un investimento in tal senso avrebbe creato una nuova via di penetrazione che avrebbe agevolato il commercio e favorito un maggiore sviluppo di Rimini anche in connessione con il potenziamento del suo porto. All’epoca l’unico asse rilevante che metteva in relazione i due versanti appenninici era la ferrovia Firenze e Bologna: la realizzazione del progetto di Giulietti avrebbe prodotto un’alternativa interessante proprio per l’intermodalità dei due sistemi di trasporto5.

Giulietti, che era soprannominato l’onorevole Oceano per la lunghezza dei suoi interventi parlamentari, diede anche nell’occasione prova della sua passionale oratoria, unendo a tale proposito anche accorate richieste di fondi per il ripristino dei monumenti cittadini: “Cos’altro per Rimini? Urge la restaurazione delle sue case distrutte, perché a Rimini c’è ancora un enorme folla di senza tetto, e ci sono ancora – ripeto – interi quartieri rasati al suolo. Nel bilancio, specialmente nella parte complementare, ho letto gli articoli dello schema di legge, che dispone di rilevanti somme per incoraggiare restauri e fabbricare nuove case, e per dare decoroso asilo ai senza tetto. Date più che potete! Questa massima non deve meravigliare i Cristiani: Più darete e più avrete! Abbiate un occhio di riguardo per Rimini, la quale non si dimenticherà certamente delle attenzioni del Governo. I suoi cittadini, pieni di lealtà e di generosità, corrisponderanno a piene mani a quello che voi, come Governo e come Camera, generosamente e doverosamente farete per la loro città martoriata”.

Le istanze furono sostanzialmente respinte dal Ministro del Lavori Pubblici Tupini6 che, forse ignaro dell’effettiva ubicazione dei luoghi citati, forse giocando su un preteso e probabile intenzionale malinteso sul tracciato ferroviario, (“non sono riuscito a comprendere di quale ferrovia si tratti, perché lei non lo ha sufficientemente spiegato”) in realtà promise unicamente il ripristino dell’esistente ferrovia fino a Novafeltria e una risistemazione del porto di Rimini nelle condizioni prebelliche; alla successiva replica di chiarimenti da parte di Giulietti, il ministro preferì evitare la questione accettando l’ordine del giorno al riguardo come raccomandazione, per poi non darvi seguito.

Tuttavia l’idea di Giulietti sulla necessità di un nuovo collegamento intraappenninico si dimostrò valida, e si può considerare, nelle sue linee ispiratrici, realizzato con la costruzione della E 45: l’asse di trasporto, con lo sviluppo degli autoveicoli, divenne la superstrada anziché la ferrovia, e il punto di collegamento con il commercio marittimo divenne Ravenna; ciò provocò la scelta della valle del Savio, anziché la parallela valle del Marecchia quale via di penetrazione verso il versante tirrenico7.

Lettera al ministro dei lavori pubblici Tupini“

Rimini ha una particolare posizione strategica; vi fanno capo tre vie consolari; l’Emilia, la Flaminia e la Pomilia, quella che da Rimini va a Venezia; e la sua posizione geografica è sempre quella. La prego – onorevole Ministro – di prendere in considerazione la necessità nazionale di fare di Rimini un porto sufficiente e capace per tutte le eventualità. Sempre per le stesse necessità, Rimini, lo tenga presente onorevole Ministro, – e qualcosa del genere è avvenuto anche nella recente guerra con la linea gotica – deve essere raccordata con il suo hinterland. Ha quindi bisogno di una linea ferroviaria per essere in diretta comunicazione con la Toscana, con il Tirreno, linea diretta. Occorrono dunque per inderogabili necessità nazionali, un ampio e sicuro porto con sufficienti fondali e l’indispensabile nuova linea ferroviaria… Occorre dunque per Rimini una ferrovia che, risalendo il corso del Marecchia, arrivi fino al passo di Via Maggio e metta in diretta comunicazione questa plaga di Romagna solatìa (bel paese!) con la Toscana, San Sepolcro, etc. Questa ferrovia avrebbe un valore immenso; sarebbe certamente attiva; sarebbe quanto mai opportuna a tutti gli effetti, come sarebbe ed è opportuno l’ampliamento del porto agli stessi effetti e per gli stessi interessi locali, provinciali, regionali e nazionali. Vuole usarmi la cortesia, onorevole Ministro, di prendere nota di questa richiesta?” (Atti parlamentari della Camera dei Deputati, I legislatura, seduta del 30/9/1948).

Note

1) Giovanni Ansaldo, Grandezza e decadenza del perfetto italiano, su “La Rivoluzione Liberale”, anno III, n. 6, 5 febbraio 1924 interamente dedicato a Giulietti.

2) Atti parlamentari della Camera dei Deputati, I legislatura, seduta del 30/9/1948.

3) Atti parlamentari della Camera dei Deputati, I legislatura, seduta del 14-15/10/1948.

4) Rimini fu oggetto di 372 bombardamenti, risultando una delle città più devastate d’Italia e la più colpita tra quelle che avevano più di 30.000 abitanti (ex pluribus, Amedeo Montemaggi, Linea Gotica 1944, Rimini, Museo dell’Aviazione, 2002) e per questo motivo ricevette la medaglia d’oro al Valor Civile.

5) Atti parlamentari della Camera dei Deputati, I legislatura, seduta del 30/9/1948.

6) Atti parlamentari della Camera dei Deputati, I legislatura, seduta del 5/10/1948

7) Per una migliore e più approfondita disanima della questione si veda M. Adorni, A. Malfitano, “Un’autostrada per l’Appennino”. La superstrada E7-E45 e il dibattito sulla sua costruzione, Bologna, Bononia University Press, 2006.

Ariminum, settembre ottobre 2013