Nel 1975 il Rimini Baseball Club, targato “Ceramica Costi”, vinse il suo primo campionato.
Il ricordo personale di questo importante evento cittadino attraverso la figura di una donna che amava lo sport e che volle sponsorizzare la squadra
La squadra riminese di baseball era riuscita, in poco tempo dalla promozione nella serie maggiore avvenuta nel 1972, a diventare una formazione di tutto rispetto: senza ripercorrere tutte le fasi precedenti[i], si può tranquillamente affermare che il presidente Cesare “Rino” Zangheri[ii] aveva creato un team che aveva stupito molti concorrenti. In particolare nel 1973 si era assistito ad un exploit degno di note, con il sesto posto in classifica, grazie anche ad un italoamericano, Mike Romano, tesserato fittiziamente come Patrick Cardinali, che si era rivelato un pitcher di prima grandezza. Il risultato aveva attirato uno sponsor d’eccezione, la Ceramica Costi, chiamata dai tifosi “Cercosti”, grazie alla passione per lo sport da parte di Graziana, moglie del titolare Primo Costi. Il quinto piazzamento al termine del campionato del 1974, complice anche una squalifica di un anno di Romano, fu decoroso ma Graziana Costi, Rino Zangheri, i giocatori tutti non erano soddisfatti: la meta doveva essere la più prestigiosa, lo scudetto. Se in altre discipline Rimini poteva accontentarsi di glorie prestigiose ma non di primati assoluti, nel baseball invece la possibilità di vittoria esistevano.

Tali possibilità si realizzarono l’anno successivo, con il rientro in piena forma di Romano, in una squadra che aveva già collaudato il fenomeno Eddy Orrizzi, carismatico ricevitore dal grande potenziale offensivo, e gli efficacissimi Tony Russo, Peretti e Jim Mansilla. Gli Italiani non erano da meno, a partire dal lanciatore Claudio Di Raffaele, per passare a Ricky Berlini, Gibo Grassi, Franco Vandi, Pietro Soleri, Gualtiero Zangheri ed altri ancora, tutti allenati da un giocatore, Phil Robinson, molto abile e intelligente. Insomma per noi una sorta di dream team, che infatti si rivelò assolutamente vincente. Non è il caso di raccontare le vicende di un campionato sostanzialmente dominato, dove tutto sembrava girare per il verso giusto: le gioie e le fatiche delle partite in fondo si riassumono nel momento in cui il 2 novembre 1975 la squadra, portando un enorme tricolore, percorse il campo entusiasta per la vittoria finale.
Il primo scudetto non si scorda mai: le imprese di quel periodo restano nella memoria di chi le ha vissute, sia da protagonista, sia da attore, sia da spettatore.
A volte la vita riserva delle sorprese davvero inattese e che la fantasia non riuscirebbe nemmeno ad immaginare: il caso, o serendipity come avrebbe detto Horace Walpole, offre il piacere di scoperte che non ci saremmo mai aspettati. Tanto più se queste ti fanno rivivere sensazioni ed emozioni dell’adolescenza che credevi dimenticate ed invece erano solo accantonate in un angolo nascosto della mente.
Un giorno di maggio del 2021 ero con mia moglie Barbara a visitare i dintorni di Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia, quando mi capitò di vedere Villa Costi, una splendida magione con un parco ben tenuto. Il nome Costi mi risvegliò un ricordo ben preciso, una meravigliosa festa in stile hollywoodiano a cui partecipai nel 1974, organizzata per celebrare la sponsorizzazione della ditta «Ceramica Costi» con la società di baseball della nostra città.

Era presente il sindaco di Rimini Nicola Pagliarani oltre che ovviamente i vertici della società tra cui il presidente Rino Zangheri e il segretario Franco Belli, tutti i giocatori ed un gruppo di giornalisti locali. I sontuosi tavoli erano così riccamente riforniti di prodotti gustosi che resta ancora nella memoria di alcuni giocatori con cui ho parlato come Mike Romano, Gibo Grassi e Pietro Soleri come una delle feste più magnificenti a cui hanno mai partecipato. Obiettivamente una grande parte del successo fu dovuta al savoir faire di Graziana Costi e alla sua avvenenza.

(foto Amedeo Montemaggi @Collezione Montemaggi)
Chiesi e seppi che la bellissima Graziana ancora viveva nella villa. La incontrammo. L’emozione fu davvero enorme nel rivederla ancora affascinante in nobili atteggiamenti ma cordialissima nell’accogliermi. Come le scrissi poco dopo «ho rivisto luminosa quella splendida donna, che ricordavo ma in modo diafano, e ancora l’ho ammirata: con lei ho potuto dialogare, conversare di cose belle come sentimenti e momenti di gioia».
Vivemmo nello spazio di un paio di ore due anni della storia della prima società sportiva riminese che aveva vinto uno scudetto in un campionato nazionale, almeno in tempi recenti.
Graziana mi rivelò che era rimasta delusa da una precedente sponsorizzazione ad una squadra poi retrocessa: con entusiasmo abbracciò le sorti del Rimini Baseball Club intuendo il potenziale non solo dei giocatori ingaggiati ma anche del favore del pubblico che aveva scoperto questo sport americano fino a poco prima relegato a pochi tifosi.
In effetti seguivo le partite non solo con grande interesse; giocavo tra gli allievi e durante le partite mi dilettavo a compilare gli scores – una specie di sintesi della partita molto precisa rappresentata su appositi schemi con sigle per addetti ai lavori – che tuttora conservo e che quindi, distanza di così tanti anni, mi fanno rivivere le partite a cui assistetti.

E anche per Graziana l’esultanza per la conquista dello scudetto nel 1975 fu tanta: ci raccontò che insieme al marito aveva partecipato alla Domenica Sportiva per celebrare la conquista dello scudetto, momento indimenticabile a cui la passione sportiva l’aveva portata.
Ma nello stesso tempo prese anche una decisione coraggiosa: abbandonare la sponsorizzazione della squadra nel momento più bello, per lasciare il ricordo di aver contribuito a quel traguardo ed essere stata l’azienda che sostenne gli sforzi per raggiungerlo. Che cosa c’è di più memorabile che defilarsi quando si è al vertice della popolarità?
Durante l’incontro con Graziana e la piacevole conversazione i ricordi si affastellavano ma il tempo inesorabile trascorreva ed era giunta l’ora della partenza: prima del saluto vidi le fotografie dell’epoca e, con mia sorpresa, comparivo nella prima mostratami. Sabrina Foschini, con animo poetico, mi disse che non era stata una coincidenza ma sincronicità. Scrissi a Graziana: «A distanza di giorni non posso perciò dimenticare l’emozione della visita e soprattutto dell’incontro con lei. Credo infatti che ciò che ha reso così pregnante e sentito ciò che è avvenuto, sia dovuto proprio a lei e all’idea di poter parlare con lei. Lei è stata il magico tramite che mi ha riportato a 47 anni fa […] La persistenza della memoria ha squarciato veli di oblio e mi ha fatto rivivere momenti sepolti, ma rivelatisi poi non persi, di epoche che sembrano lontane. Sembrano, perché poi per fortuna la nostra mente riesce a superare barriere che la fisica ritiene insuperabili: perciò ciò che appariva così remoto nel tempo, è divenuto un passato così prossimo che pareva accaduto ieri. Come un lampo nel buio, i suoi occhi, che ho immediatamente riconosciuto, mi hanno illuminato questa parte del mio passato e mi hanno ricreato un mondo; è un mondo che non siamo più in grado di toccare, ma il solo fatto di poterlo ancora immaginare e di parlarne, lo rende comunque per noi immortale. Certe sue parole resteranno sempre scolpite nella mia memoria».
Graziana è deceduta alla fine del 2022 ma non è scomparsa agli occhi di chi la vede ancora com’era e come allora sorride.
[i] Per un maggior dettaglio della storia della squadra di baseball di Rimini, denominati successivamente «Pirati», si veda A. Crescentini, Pirati, la storia del Rimini b.c., IlPonte, Rimini, 2017
[ii] Il ricordo della figura di Zangheri è apparso su questa rivista: F.M. Pelliccioni, Industriale, filantropo e sportivo, in «Ariminum» maggio giugno 2017, pp. 49-51