Sabato 7 agosto, a Badia Tedalda sarà ricordato il giornalista de «il Resto del Carlino» Amedeo Montemaggi che nel 1967 su queste colonne promosse la conoscenza e la valorizzazione della Valmarecchia: in questa occasione verrà anche lanciata la proposta di rendere la valle del fiume che sfocia a Rimini «Patrimonio mondiale dell’Unesco».

“Per natura, storia ed arte la Valmarecchia è una delle più interessanti, se non la più interessante valle d’Italia. Crocevia di popoli nel corso dei millenni ha visto fra i suoi confini tutte le genti che si sono succedute nel nostro paese ed ha fuso nel suo crogiuolo di razze un gruppo etnico, chiamiamolo pure «valmarecchiese» in cui sono confluiti elementi Umbri, Etruschi, Gallo-Celti, Greco-Bizantini, Germanici. Per questo abbiamo ritenuto non disdicevole definirla «Pianeta Valmarecchia». Eppure questo pianeta oggi è come se non esistesse, smembrato com’è in due stati, tre regioni e quindici comuni”.

Cominciava così il libro di Montemaggi “Pianeta Valmarecchia”, scritto negli anni ’70-80, che, nonostante le belle pubblicazioni degli ultimi tempi, rimane uno dei libri più indovinati. Da allora, dopo quasi mezzo secolo, è cambiato tanto. Nove comuni marchigiani sono passati in provincia di Rimini per volontà popolare e solo Badia Tedalda, l’unico comune toscano della valle, non è romagnolo, ma è proprio qui che sta Pratieghi, la frazione a cui, dopo non semplici verifiche, sono state attribuite le sorgenti del Marecchia, precisamente tra il monte della Zucca e il Castagnolo. Intanto l’altro stato a cui appartiene la valle, San Marino, ha chiesto e ottenuto di rientrare tra i patrimoni dell’umanità, dal 2008. Oltre che per la bellezza del centro storico e della rupe è stata la sua secolare storia di “terra della libertà” a portare la Commissione Unesco verso la decisione di includere il piccolo stato tra i luoghi più interessanti del mondo, perché per ottenere l’ambito riconoscimento occorre rispondere ad almeno uno dei dieci criteri stabiliti dall’Unesco: sei riferiti ai beni culturali e quattro al patrimonio naturale.

Popolo della Valmarecchia svegliatevi!

Era l’accorato appello di Tonino Guerra, uno dei tanti poeti che le bellezze della valle hanno saputo ispirare, quando chiedeva ai valligiani di accorgersi delle meraviglie di questi luoghi e li invitava a difenderle. Perché nel frattempo la valle più bella d’Italia, che qualcuno ha definito uno straordinario museo diffuso su 452 kmq, non l’abbiamo sempre trattata per come meritava un bene prezioso. Al suo fiume (che poi fiume non è, ma un torrente che quando si arrabbia fa le fiumane che si portano via tutto) sempre per dirla con Tonino Guerra “hanno tritato le ossa”, pesanti distrattori del paesaggio ne disturbano la visione, gioielli architettonici unici sono stati lasciati crollare e altri li abbiamo circondati di discutibili manufatti. Anche dal punto di vista sociale non abbiamo scherzato: l’abbandono dell’Alta e Media valle da parte delle sue genti ha determinato la perdita di saperi e tradizioni non più recuperabili come pure la scomparsa di germoplasma di specie e varietà un tempo coltivate, nonché l’estinzione di pregevoli attività artigianali.

Eppure la valle resiste e reagisce come un organismo pulsante continuando a sorprenderci regalando nuovi tesori e destando l’ammirazione di ogni visitatore. È quindi arrivato il momento di farla conoscere al mondo. Non è solo questione di amor patrio, di bellezza o di rendere ragione ad un patrimonio unico, si tratta anche di rilanciare tutta la vallata dal punto di vista sociale ed economico con innegabili vantaggi per ogni settore come una visibilità mondiale con un ritorno di immagine altissimo, il rilancio e la diffusione del turismo soprattutto verso una fascia di utenza da noi ancora poco attratta, quella museale, escursionistica (cammino di San Francesco, luoghi danteschi, GEA ecc), nuovi investimenti sostenibili, rilancio concreto e recupero dell’agricoltura, dei prodotti di qualità e della ristorazione di eccellenza, contrasto di opere distruttive o deturpanti.

I primi a scegliere la Valmarecchia e a farne la fortuna furono degli enormi massi che si originarono sul fondo del Tirreno nell’epoca dei grandi rettili; poi le immense forze all’interno della Terra li sollevarono trascinandoli verso Nord-Est attraverso un particolarissimo fenomeno che prende il nome proprio dalla valle: Colata Gravitativa della Valmarecchia e separa l’Appennino settentrionale da quello Centrale. Non a caso proprio qui cominci (o finisce?) la Pianura Padana. La posizione geografica della Valmarecchia fa sì che qui si incontrino le due aree biogeografiche più importanti del continente quella mediterranea e quella eurosiberiana, determinando la presenza di esseri viventi dei climi più caldi che qui trovano il loro confine verso nord e delle specie dei climi più freddi che invece si trovano nel limite di distribuzione più meridionale. Il risultato è una biodiversità straordinariamente ricca e pregevole. Ma forse è dove la storia dell’uomo si integra nell’ambiente che la Valmarecchia trova i suoi maggiori punti di forza, una storia che è un viaggio dentro le culture che hanno segnato gli eventi dell’Europa a cominciare dai Villanoviani di Verucchio che per primi usarono il varco appenninico di Viamaggio per fondare l’incredibile civiltà  plurisecolare dell’ambra, ponte tra oriente ed occidente. Poi i romani, i bizantini, i longobardi e San Leo che nel 961 divenne capitale del regno italico con Berengario II, quindi le signorie dei Malatesta, dei Montefeltro e dei Medici e tanto altro.

Chissà perché le forze telluriche, tra le infinite possibilità, decisero di incanalare quegli enormi massi proprio qui, decretando le fortune della valle e spesso purtroppo anche le disgrazie. Da allora si è modellato un paesaggio unico, straordinario, segnato intensamente e in ogni angolo dalla storia degli uomini che su quelle pietre emerse dal mare edificheranno rocche e castelli, pievi e conventi con una densità che non trova eguali. A questi paesaggi hanno poi dato immortalità Leonardo da Vinci, Piero della Francesca, Francesco d’Assisi, Dante, Ezra Pound, Tonino Guerra amplificando i caratteri di unicità di questo territorio che è a più livelli, tant’è che, a nostro avviso, la valle è in grado di rispondere a tutti e dieci i requisiti Unesco e sarebbe l’unico caso al mondo.

Una storia infinita che la valle errante sa regalare a chi ha voglia di farsi incantare dalle sue meraviglie, meglio se a piedi a contatto con terra, ed è arrivato il momento di far uscire i suoi tesori dallo scrigno e mostrarli al resto dell’umanità.

Raffaello Fabbri

Il Resto del Carlino, 5 agosto 2021