Uno dei testi più letti, se non il più letto, è certamente il Vangelo, trasposizione italiana della parola greca “buona notizia”.
Eppure il mondo ci inonda di cattive notizie, come se esistessero solo quelle. Gli organi di informazione ci danno in pasto fatti truculenti, guerre, crudeltà, e solo in dosi centellinate atti di buona volontà, speranze gioiose e fiducia nell’avvenire.
Se poi osserviamo il campo della sanità, essa è invariabilmente “malasanità” e così, non solo in senso figurato, si spara sulla Croce Rossa: le aggressioni a medici e paramedici sono diventate ormai quotidiane.
E poi chi non ha subito almeno un episodio di ritardi e di lunghe attese per un esame diagnostico? Ma è davvero solo questo quello che conta oppure c’è anche “qualcosa di bello” che va detto? E perché quel “qualcosa di bello” di solito è relegato in fondo, nelle ultime pagine, tra le brevi, oppure compare in un’inserzione a pagamento di qualcuno che ha potuto apprezzare la professionalità di medici e paramedici?
Dato che ricordiamo l’apertura 50 anni fa del nuovo ospedale “Infermi”, essa stessa una bellissima notizia per i cittadini, perché non continuare a proporre fatti positivi?
Io ci provo. Un amico ha avuto la disavventura di trovarsi in emergenza per una grave malattia, è stato curato sollecitamente in Pronto Soccorso dell’Ospedale di Rimini, dove una giovane infermiera ha prontamente diagnosticato la serietà del male, un medico è celermente accorso e l’assistenza è stata continua con immediate trasfusioni di sangue, pur in presenza di altri casi “in codice rosso” in contemporanea: la tempestività ha evitato il peggio. Gli esami urgenti sono stati compiuti subito, poi l’amico è stato inviato in un reparto dell’ospedale, dove ulteriori accertamenti hanno acclarato la presenza del grave male. La chirurgia è stata subito attivata: è iniziato un breve percorso di prericovero e poco dopo è seguito l’intervento, riuscito, poi il passaggio in altro reparto per la terapia. Nessuno può escludere che l’amico non sia guarito, ma certamente tutto è stato compiuto perché lo fosse.
Ogni passaggio è stato condito da professionalità non solo dei medici e degli infermieri ma anche delle operatrici sociosanitarie, dei quali l’amico ha potuto verificare il lavoro impegnativo, soprattutto notturno, e la generale cortesia. E, particolare non secondario, tutto gratuitamente, a differenza di tante altri paesi anche occidentali dove la somma da sborsare sarebbe stata molto elevata.
Sicuramente di questi casi ce ne sono in Italia centinaia al giorno, altri amici hanno avuto la stessa esperienza, spesso gravissima, eppure appare solo il singolo errore capitato in un mare di eventi positivi.
Si dirà: è giusto denunciare ciò che non va. Ma io invece rispondo: non è anche giusto annunciare ciò che va, dare la speranza che in fondo il sistema funziona nel 99% dei casi? Non si potrebbe così alimentare un clima di fiducia invece che di sfiducia e di risentimento? E’ forse solo mia questa visione?