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Tutto è ricordo e desiderio di ricordare, il passato è sempre presente.

Questa rivista, appena pubblicata, ne è la prova: gli articoli, per gli autori, hanno lo scopo di impedire che si dimentichi ciò che stanno esponendo. Se si racconta un fatto o si illustra un personaggio, l’intima volontà è perché ne resti traccia. Se si descrive un’opera l’ambizione è che si ricordi, quando una volta la guarderà, l’interpretazione fornita, con la speranza che la stessa opera resti sempre impressa nelle menti dei lettori.

Perché questa ansia della memoria, perché voler lottare contro l’oblio del tempo? Ci possono essere spesso ragioni pratiche, ma in verità ciò che sprona è l’amore verso il proprio vissuto: gli studi e le ricerche personali non sono state vane e non devono restare confinate nei nostri cuori o nei nostri cervelli.

E così nasce il desiderio – venato di volta in volta di nostalgia, rimpianto, speranza, o futuro – di conservare, scrivendo, idee e opere, fatti e personaggi… per mantenerli vivi e immortali. Ricordare è il motivo per cui un oscuro progenitore migliaia di anni fa ha inventato la scrittura.

Non è però sufficiente: l’aspirazione è anche di rielaborare i ricordi per donarli a tutti così rimeditati, con un’operazione, intrisa di soddisfazione personale, non neutrale ma altamente soggettiva. La nostra esperienza, la nostra maturità, il nostro studio ci trasformano e non sapremo mai se ciò che scriviamo di noi stessi o di altri fatti sia ciò che effettivamente è avvenuto. L’oggettività non esiste, la verità assoluta non è nella sfera dell’umano.

Ma è un problema? Non è bello illudersi che ciò che ricordiamo sia proprio quello che ci pare sia successo? Quella meraviglia che a volte proviamo ripensando ad eventi del passato non è forse un piacere presente?

Che cos’è un ricordo? Che cos’è la memoria? Non sono anch’esse visioni? Il passato non è quindi solo una visione?