Un’iniziativa nel 1963 per riaffermare i legami dell’eroina di Dante con Rimini: un’edizione speciale culturale e una proposta di promozione turistica ridiedero importanza al connubio tra la Francesca dantesca e la nostra città
Indubbiamente la notorietà di Rimini nel mondo, in altre epoche, era dovuta, più che alle spiagge, a fattori culturali, storici, artistici e letterari; perciò, nell’attività di promozione turistica di una città che era stata definita l’Ostenda d’Italia, Dante rappresentava uno straordinario richiamo. Per questo motivo, poco prima del VII centenario dalla nascita del sommo Poeta, si pensò che fosse doveroso riportare all’attenzione della nostra città la celeberrima figura di Francesca, una delle creature artistiche più alte di tutta la letteratura mondiale.
Coordinatore del progetto fu Amedeo Montemaggi, il quale poteva usufruire del principale giornale della città, «Il Resto del Carlino» per promuovere degnamente e diffondere la conoscenza della protagonista del V canto della «Divina Commedia». D’accordo con i vertici del quotidiano bolognese, allora diretto da Giovanni Spadolini, fu ideata una edizione straordinaria e rivoluzionaria per il 31 marzo 1963: quattro pagine a colori in grande formato, dedicate a Francesca da Rimini. Si trattava di una delle primissime stampe cromatiche di un quotidiano e sicuramente la prima per un giornale rivolto alla nostra città.
Per conferire un contenuto scientifico all’operazione, fu costituito un gruppo di studiosi, all’epoca l’élite culturale cittadina, che si occupò di esaminare sotto vari aspetti il collegamento tra il nostro territorio e Francesca. Dopo un doveroso omaggio a Dante con la riproposizione dello stupendo canto di Paolo e Francesca e di alcune opere artistiche che nei secoli avevano rappresentato i due personaggi, la pagina iniziale riportava un giudizio di Benedetto Croce per cui Francesca era da considerare la prima donna moderna della letteratura mondiale. Mario Zuffa, sempre in prima pagina, illustrava la fama dell’eroina dantesca nella gloria dell’arte, sostenendo che prima ancora che personaggio storico, Francesca da Rimini è una creazione letteraria, immagine viva e concreta. Vi è qualcosa in più che lo stesso Shakespeare e l’età sua, con il netto dividere il bene e il male, i prepotenti dalle vittime, non potevano intendere. È l’umana compassione di Dante per chi, pur peccatore, ha così crudelmente espiato. Non a caso solo agli albori del secolo XIX il seme gettato da Dante e Boccaccio esploderà in una rigogliosissima improvvisa fioritura.


Museo d’Orsay.

Francesca, olio su tela, 1846, d’Arte Moderna Savona,
Civica Galleria.
Ne scrissero drammi due patrioti risorgimentali: nella bella Francesca i patrioti del ’21 sentivano oscuramente il simbolo del libero espandersi della personalità contro la tirannide dal bieco volto; la tragedia di Silvio Pellico fu accolta trionfalmente dalle platee di tutta la penisola e venne anche tradotta nelle principali lingue. Zuffa, dopo aver citato quadri e pièces musicali fiorite nell’Ottocento nonché la notissima scultura di Rodin, concludeva con il dramma dannunziano che la Duse portò a grande successo.
Dopo Giuseppe Pecci, che rammentava l’importanza di Verucchio, nido da cui i Malatesta spiccarono il volo per estendere il loro dominio, Nevio Matteini compiva una ricostruzione storica del fatto così magistralmente reso poesia da Dante. Lo storico, esaminate le diverse testimonianze e i documenti, concludeva che il delitto fu consumato tra la fine del 1283 e il 1285, quando cioè Paolo aveva superato di poco i trenta anni e Francesca poteva avere qualche anno di meno. Ma la questione più importante era senza dubbio il luogo della tragedia. Valutate le varie possibilità, Matteini ricordava che, secondo Giovanni Andrea Corsucci, nel 1581 fu trovata un’arca in marmo nella chiesa di Sant’Agostino ritenuta il sepolcro dei due amanti, testimonianza che egli riteneva non verificata, e che Boccaccio ammetteva che i due sventurati ebbero la stessa sepoltura. Lo storico concludeva che quanto all’abitazione dove fu consumato il delitto, la miglior tesi sembra quella che propende per il Gattolo dei Malatesta, dapprima chiamato Gattolo di Santa Colomba dalla cattedrale che c’era lì da presso. Quivi, già al cadere del Duecento, sorgevano le splendide dimore dei Signori di Rimini.
Collegandosi a quest’ultimo argomento Luigi Pasquini, con un gustoso aneddoto, raccontava come il capo redattore della Nuova Antologia, Antonio Baldini, nipote del famoso conte Ruggero Baldini, una domenica estiva del 1949 volle entrare a Castel Sismondo, allora carcere mandamentale, per fare un sopralluogo nella camera dove avvenne il fattaccio. Pasquini seguì divertito la ricerca della testimonianza di una tragedia accaduta quasi duecent’anni prima, quando la Rocca non c’era. Baldini, tra il serio e faceto, scorse in una stanza in cima a una torre il rialto in muratura di un giaciglio che può bastare per quattro persone, in leggera pendenza, con un anello di ferro nel muro all’altezza dei piedi. Nulla vieta di credere che qui e non altrove il bacio sia scoccato, congetturava Baldini, che continuò affermando che in tutte le letterature non ci sia bacio di più grande effetto.


3 aprile 1958 © Archivio Montemaggi).
Giulio Cesare Mengozzi coglieva a sua volta l’estro per affrontare il problema di Castel Sismondo: sede dei fasti malatestiani, le sue modifiche nel corso dei secoli e la sua destinazione a magazzino del sale e di carcere nel 1826. Fu l’ora dello scempio, perché nel gennaio 1825 si guastò il fossato e furono convogliati i carri del contado per riempirlo, nel marzo 1826 veniva smantellato il torrione, mozzate le merlature, abbattute le cortine murarie. Mengozzi auspicava quindi il restauro e il consolidamento degli elementi principali del castello, tenendo naturalmente conto della loro forma originaria e della loro ubicazione nella rocca malatestiana.
Chiudeva lo speciale un articolo del curatore dello speciale, Amedeo Montemaggi, che si chiedeva che cosa può fare Rimini per onorare la memoria dei suoi Paolo e Francesca, la cui tragedia, commuovendo Dante, ha commosso da allora generazioni di uomini in tutto il mondo, onorando quindi l’umanità. Si proponeva innanzitutto di restituire dignità al Castel Sismondo, liberandolo dalla vergogna del carcere mandamentale. Ciò fu realizzato dopo qualche anno proprio per le azioni compiute, come si è avuto già modo di narrare¹, dall’ingegner Gorini, da Montemaggi stesso e da Umberto Bartolani. Successivamente occorreva procedere al restauro, ma sappiamo che solo in parte esso è stato effettuato in quanto un elemento costitutivo della Rocca come il fossato è tuttora sepolto. Si auspicava poi, pioneristicamente, la nascita di un centro studi dedicato a Francesca e si proponeva la valorizzazione del castello stesso, organizzando all’interno di esso un museo con opere ispirate ai personaggi danteschi e al suo tempo, ma anche rappresentando drammi e brani musicali ispirati all’avvenimento. Questa soluzione non è stata accolta.
Infine il presidente dell’azienda di Soggiorno, Luciano Gorini, attribuendo orgogliosamente a Rimini, come ispiratrice dell’immortale poesia dantesca, quella importanza e quella preminenza che essa si è conquistata nella letteratura e nell’arte di tutto il mondo attraverso i secoli, proponeva, su idea di Montemaggi, che fosse offerto a giovani coppie del nord Europa in viaggio di nozze un soggiorno per coloro che, per coronare il loro sogno d’amore, abbiano dovuto superare asprezze e sacrifici. Ciò in collaborazione con i maggiori quotidiani e periodici europei e quindi con evidente ritorno di pubblicità per la Riviera.
Come si è già avuto occasione di ricordare², l’iniziativa realizzata subito dopo ebbe grande successo: il progetto era ben congegnato perché gli ospiti venivano accompagnati in visite culturali alla città ma anche intrattenuti da aziende sponsor, oltre che ricevuti dall’amministrazione comunale. E così il connubio Francesca e Rimini avrebbe promosso altri connubi in loro nome.

(Foto Minghini © Biblioteca Gambalunga Rimini).
Note
¹ Andrea Montemaggi, La “liberazione” di Castel Sismondo, «Ariminum», gennaio-febbraio 2016, p. 22-25.
² N. Gambetti, Rimini capitale del turismo europeo, «Ariminum», gennaio-febbraio 2021, p. 13-15.