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Questa rivista ha rivolto sempre molta attenzione alla musica, ospitandone articoli fin dai primi numeri. Ma una domanda che spesso mi sono posto, quale musica? La musica classica senza dubbio, la parte dotta di questa ampia area della cultura, direi antica quanto l’uomo.

Ma c’è anche altra musica: leggera, cantautoriale, folkloristica, solo per fare qualche esempio, considerate tuttavia figlie di un dio minore, come se non avessero dignità nei confronti della sorella maggiore. Eppure la recente morte di Ornella Vanoni ha richiamato tanto interesse come forse nessun interprete di musica classica ha avuto in tempi recenti.

In verità nell’adolescenza ero un vorace consumatore di musica rock, sviluppatasi dopo la rivoluzione inglese di Beatles e Rolling Stones. Un genere che ebbe un enorme sviluppo per un periodo piuttosto limitato che ancora, però, riscuote grandissimo successo: chi non conosce i Pink Floyd solo per citare il più noto dei gruppi che si dedicava a questo tipo di musica? E molti non erano analfabeti musicali: Keith Emerson, forse uno dei più grandi tastieristi di tutti tempi, che aveva studiato in Conservatorio, risuonò in chiave rock molti autori classici come Bach e Ciajkovskij, o contemporanei come Aaron Copland, addirittura rielaborando secondo il suo stile Quadri ad un’esposizione di Musorgskij, oltre a comporre un suo “Piano Concerto”. Ed ebbe il merito di avvicinare proprio giovani tredicenni come me alla tradizionale musica classica.

Il concerto di Edoardo Bennato in piazza Malatesta durante lo scorso Capodanno mi ha riportato a quell’età quando, stanco di sentire le canzoni di Sanremo le cui parole predominanti erano sempre cuore e amore, cercavo quella “musica ribelle” che secondo Eugenio Finardi «vibra nelle ossa ed entra nella pelle». Bennato ha riproposto le sue “canzonette” senza tempo, come La Fata o Mastro Geppetto o L’isola che non c’è, testi impegnati e impregnati di temi attuali come il rispetto verso la donna, il problema dell’adolescenza e l’inutilità della guerra, al ritmo della musica rock. Il pubblico, numerosissimo, riascoltava e cantava come fossero di oggi brani composti cinquant’anni fa, certamente con una forza evocativa ancora maggiore rispetto ai componimenti sfornati ora.

Mi sono chiesto, da uomo comune non specialista in materia, se in effetti non sia proprio questa la vera musica classica contemporanea.

Ariminum, gennaio febbraio 2026