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Un caro amico è scomparso: persona di alta levatura che vivrà sempre nei ricordi di chi lo ha conosciuto

Improvvisa mi è giunta la notizia che il caro Italo non era più tra noi, che non avrei più potuto vederlo o ascoltare la sua voce: l’immediata tristezza però è stata addolcita dai numerosi ricordi di bellissime occasioni in cui siamo stati insieme, sia da soli sia con Lella e Barbara. La persistenza della memoria è stato un sollievo momentaneo ma mi auguro che possa lenire almeno in parte il dolore dei familiari per la perdita terrena di Italo, una perdita solo temporanea perché la sua fede, maturata dal tempo in cui frequentava Don Nevio Ancarani, era molto profonda. Quando era un giovane studente, la sua innata curiosità lo faceva spaziare in tanti interessi ed il cinema ero uno dei principali. Don Nevio e mio padre, per il quale Italo nutriva un profondo affetto, organizzavano cineforum in cui egli era assiduo frequentatore tanto che poi subentrò nel loro ruolo. Ma non era solo “la settima arte” che lo attraeva, anche la vita del giornalismo era irresistibile: ancora adolescente poteva frequentare locali come l’Embassy grazie al fatto che collaborava con “Il Resto del Carlino”. Nelle sue conversazioni non mancava mai il riferimento a questa aurea età in cui tutto era bello e lucente perché si era giovani: la vita mondana che descriveva, le conoscenze che si stabilivano, l’incontro con Lella e la fiducia nel futuro erano gli ingredienti – tipici della Rimini felix –che respirava a pieni polmoni e che lo rendevano felice.

Anche il successo iniziò in quegli anni: la laurea in giurisprudenza fu solo una base di partenza per mete più alte a cui ambiva e che raggiunse. Sebbene provenisse da una famiglia di noti avvocati riminesi, Italo volle consolidare la propria attività di avvocato per imprese di dimensioni rilevanti a Bologna dedicandosi contemporaneamente all’insegnamento universitario. Tanti studenti di Economia e Commercio a Bologna hanno potuto godere della sua preparazione in diritto commerciale e molto spesso, come nel mio caso, hanno avuto anche la fortuna che fosse loro relatore nelle tesi di laurea.

Credeva fermamente negli ideali del Rotary, passione ereditata dal padre Livio: quando divenne governatore del distretto Emilia Romagna –Toscana nell’annata 2005-2006, la sua parola d’ordine fu “entusiasmo”, perché l’entusiasmo è sempre stato uno dei lati più belli del suo carattere.

Indro Montanelli con Italo Giorgio Minguzzi, settembre 1972 (Fondo Minghini @ Biblioteca civica Gambalunga)

Il Rotary e “Ariminum” sono stati poi l’occasione per ritrovarci: quei momenti di incontro hanno costituito la scintilla per un nuovo e più duraturo rapporto di amicizia, un rapporto contraddistinto non solo da lealtà e franchezza, com’è giusto, ma anche da vicinanza e da colloqui confidenziali che rendevano il tempo così leggero che evaporava: le ore trascorrevano e ci sembravano solo istanti.

Italo amava tantissimo “Ariminum”, credeva che fosse un unicum non solo nel mondo rotariano ma anche in campo nazionale. Dedicare tanto tempo e tante risorse alla cultura da parte mia e di Alessandro Giovanardi costituiva per lui un enorme service e un fiore all’occhiello per il club di Rimini, un fiore alla cui bellezza egli stesso ha contribuito con i suoi importanti articoli che hanno onorato questa rivista e che lo hanno inorgoglito.

Minguzzi presenta il libro Rimini Ritrovata con le fotografie di Amedeo Montemaggi degli anni Cinquanta, insieme all’autore di queste note e al presidente del Rotary Club Rimini Luca Gasparini, 12 gennaio 2023.

Credo che l’eredità più grande che Italo ci ha lasciato sia l’amore: un amore sconfinato ed entusiasta per Lella e per la sua famiglia, per i giovani e per gli uomini di buona volontà, per la vita e per il futuro: tutti abbiamo ancora molto da imparare dal suo esempio.

Ariminum, giugno luglio 2025