La Val Marecchia è indubbiamente una delle più belle vallate della penisola e, se si considera il valore delle opere che l’uomo ha realizzato nel corso dei secoli, notevole anche a livello mondiale. Purtroppo molti non lo sanno oppure sono indifferenti, che è ancora peggio. Quanti tesori, a parte quelli, numerosi, già saccheggiati, ancora permangono nella valle?

In una conversazione a Pennabilli con Tonino Guerra, il cantore e l’artista contemporaneo più significativo che ha valorizzato questo territorio, si constatava che, a parte San Leo, che fu capitale d’Italia ed è uno scrigno di bellezze artistiche e naturalistiche eccelse, tanti luoghi e tanti aspetti dell’entroterra sono assolutamente ignoti agli stessi riminesi; alla fine Guerra mi disse con una delle sue folgoranti intuizioni: “Pensa quanti potrebbe venire ad ammirare le meraviglie della Val Marecchia se solo gli addetti alla reception degli alberghi consigliassero ai clienti di visitarla!”

Questo giornale è stato uno dei primi a sottolineare l’importanza storico culturale della valle, addirittura stampando nel 1967 una delle prime pagine a colori, in occasione di un convegno organizzato a Badia Tedalda. Furono all’epoca effettuati numerosi sopralluoghi da Don Amedeo Potito, un erudito religioso che ha avuto il merito di aver scoperto tanta preziosa documentazione sulla storia di tutte le località della vallata, insieme a Amedeo Montemaggi, che scattò innumerevoli fotografie, testimonianza unica di come fosse quel territorio oltre 50 anni fa.

Oggi, grazie anche all’ausilio dei moderni mezzi a disposizione, Massimo Gugnoni ha dato il via ad un ambizioso progetto teso a valorizzare anche le parti più ignote ed inaccessibili della valle, ma non per questo meno dense di storia e di suggestioni.

Gugnoni ha una grande idea, scrivere “La Piccola Biblioteca della Val Marecchia: storia, arte, ambiente, cultura”, l’opera definitiva che permetta di conoscere ogni singolo angolo della bacino del fiume, utilizzando non solo la carta ma anche il computer, in sinergia totale. Ha perciò stampato il primo titolo, “Volume Primo: Alta Val Marecchia, storia, arte, ambiente, cultura” (Youcanprint Edizioni, 2020), e creato un sito internet https://valledelmarecchia.altervista.org/ dove trovare immagini ed aggiornamenti.

Un progetto colossale a dispetto del nome, composto da testi dettagliati e migliaia di fotografie che catturano lo status di questa vallata nel 2020, con lo scopo di conservarne la memoria. Sembra infatti un paradosso: territori formatisi milioni di anni fa cambiano quasi quotidianamente, perchè l’antropizzazione del passato ha ceduto il passo allo spopolamento. Massimo ha potuto riscontrare ad esempio il disfacimento di una delle vestigia più rilevante dell’alta valle, il Palazzo dei Monaci, vicino a Viamaggio, convento del ’500 crollato questo inverno. E questa è solo la dimostrazione più eclatante: ovunque si scorgono antichi casolari andare in rovina e si vede la selvaggia natura rioccupare lo spazio che le aveva strappato l’uomo durante i secoli.

Gugnoni nel proprio libro, pur limitato all’alta valle, ha perciò pensato, in un’ammirevole opera di sintesi, di raccogliere la memoria orale degli ultimi abitanti di frazioni ormai note solo sulle carte topografiche, di riprendere fotograficamente strade abbandonate ma riscoperte e postazioni belliche della Linea Gotica tuttora visibili, di verificare il degrado idrogeologico e le distruzioni dell’ambiente negli ultimi decenni (proprio quest’anno la posa di un metanodotto ha modificato l’antica strada granducale), di riconoscere la flora ma anche di rilevare la costante fatica dell’uomo per sopravvivere ad habitat a volte quasi impossibili.

Chiunque legga il libro si può rendere conto del dettaglio raggiunto, per cui ogni singola altura, ogni singolo fosso, ogni singola casa vengono descritti e commentati; quando possibile, e lo è quasi sempre, vi è anche un rapido excursus storico. Inoltre Massimo ha anche descritto con minuzia ogni singolo sentiero con le difficoltà e le possibilità per giungere in ogni luogo.

L’utilità pubblica di questo lavoro è evidente, eppure egli ha compiuto il suo viaggio sostanzialmente in solitudine e da solo ha creato il sito, come pure in proprio ha edito il primo volume: per questo Gugnoni merita il sostegno di chi ha a cuore questa splendida vallata perché il suo progetto prosegua e si porti a termine.