Fortunatamente a Rimini qualcuno ha pensato che, oltre a Fellini, c’è stato qualche altro personaggio degno di essere celebrato e ha proposto l’intitolazione di almeno un giardinetto a Pietro Arpesella
e al figlio Marco.

Ho un caro ricordo di Pietro, sempre distinto ed elegante: mi volle conoscere poco dopo la laurea affidandomi il primo incarico professionale. Un gesto di magnanimità da chi, lavorando come
mozzo a dodici anni sulla “Duilio”, era partito per andare a New York, esattamente un secolo fa.

L’anniversario è meno memorabile di altri ma altamente significativo: clandestino nel lavoro in America, in fondo Pietro non aveva iniziato in modo molto diverso da certe disprezzate realtà
attuali, eppure era diventato il proprietario del Grand Hotel e uno dei padri nobili del turismo riminese.

Vorrei allora che la città rileggesse i suoi sogni e il suo parco del mare, affidati, insieme alle sue riflessioni, a Giuseppe Chicchi, per scoprire che a 93 anni Pietro Arpesella era ancora un bambino visionario.

Ariminum, marzo aprile 2020