Breve storia del deviatore del Marecchia

Gli effetti limitati su Rimini a causa della recente alluvione che ha colpito disastrosamente i comuni romagnoli viene da più parti motivato dalla presenza del deviatore del Marecchia. Non sono un esperto ma da un punto di vista storico appare effettivamente che le periodiche alluvioni che Rimini subiva per il suo fiume furono senza dubbio evitate se del tutto eliminate dalla costruzione di questa opera. Il Borgo San Giuliano era piuttosto spesso allagato e gli abitanti dovevano tenere al piano terra tavole che sbarrassero l’ingresso delle acque in casa. Come ha raccontato e illustrato con immagini d’epoca Alessandro Catrani nel suo articolo su Ariminum n. 3 del 2022, nel 1910 Rimini subì un’inondazione paragonabile a quella attuale.

Di chi fu l’idea, il progetto e la realizzazione del deviatore? Secondo Matteini fin dal periodo papale si studiò la soluzione del problema degli allagamenti, ma l’idea concreta fu messa in pratica nel primo decennio del Novecento con la costituzione del Consorzio del Marecchia, che però nulla potè fare per la disastrosa alluvione del 1910. Ciò tuttavia originò un nuovo movimento per realizzare il cosiddetto “scaricatore” del Marecchia (il famoso e taj de fiòmm in dialetto, opera molto sentita dalla popolazione), con progetto del Genio Civile di Forlì del 1919, approvato e finanziato dal Governo Bonomi il 22 gennaio 1922. L’amministrazione socialista cittadina salutò con favore le prime opere, che andavano anche a risanare zone malsane per l’assenza delle fognature:”Costruire argini allo scaricatore, prosciugare le acque circostanti, obbligare i proprietari di case a fare le condutture delle acque di rifiuto e incanalarle negli scarichi predisposti, costituisce un risanamento igienico che in breve tempo darà alle popolazioni interessàte la salute che purtroppo oggi manca”.

Il progetto del deviatore e del porto del 1925

Con l’avvento del fascismo la realizzazione inizialmente andò a rilento ma nel 1925 finalmente il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici approvò un progetto più grandioso che comprendeva anche l’ampliamento del porto. I primi importanti lavori avvennero nel 1927 per impulso del podestà Busignani e nel 1928 il presidente dell’Ente Autonomo Porto Riccardo Ravegnani riconosceva che “il fiume Marecchia, colle sue piene quasi sempre improvvise e impetuose, rappresenta un grave, permanente pericolo per la città, sobborghi e contado, ed in modo speciale per la marineria nei riguardi dell’approdo e della sicurezza dell’ormeggio in porto. Le inondazioni che ne derivano arrecano danni ingenti dappertutto; la deviazione quindi del fiume in un canale apposito ampio, che ne abbrevi lo sfocio in mare rappresenta opera di fondamentale utilità”; riteneva che l’opera sarebbe terminata entro 3 anni. Il problema era quindi sentito, come si direbbe adesso in modo bipartisan ma, mentre nel frattempo veniva demolita la parte del borgo di San Giuliano a sinistra della via Emilia in direzione Bologna, i lavori per il deviatore procedettero meno alacremente e solo parzialmente fino al 1938; il completamento avvenne nel 1942 riducendo il progetto originario, mentre nel dopoguerra proseguirono le opere di sistemazione anche per riparare i danni di guerra.

Mi pare giusto che gli attuali riminesi ricordino questa tenacia dei loro predecessori nel risolvere una gravissima minaccia che pendeva sulla città e che pare che in questo momento li abbia salvati da gli enormi danni che invece hanno colpito le altre città romagnole.

Il Resto del Carlino, ed. Rimini, 24 maggio 2023